Dario Fo è un esempio per tutti, con i suoi auspici per un mondo migliore

di Valeria Commenta

Dario Fo ci ha lasciati, è morto nell’Ospedale Sacco di Milano ma ha lasciato in eredità ai suoi lettori e spettatori, una serie di auspici, raccolti dal Libraio, per un mondo  migliore. 

Nel 1954 inizia il sodalizio di una vita, sul palco e fuori, con Franca Rame, quell’anno si sposano e nel 1955 hanno un figlio. Fondano poi insieme la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, lui regista e drammaturgo, lei prima attrice e amministratrice. Negli anni del ’68, dopo aver fondato e lasciato il collettivo Nuova scena, nasce La Comune che mette in scena Morte accidentale di un anarchico e Non si paga! Non si paga!. La sua opera più famosa è però Mistero Buffo, del 1969, recitata da lui solo in un linguaggio composto di un mescolarsi di lingue e dialetti diversi, incomprensibile e comprensibile allo stesso tempo.

Riassume così la carriera di Dario Fo il settimanale Sorrisi&Canzoni. Questo per dire da quanto tempo Dario Fo è attivo, in prima linea per molte battaglie. Il Libraio ha raccolto i suoi auspici che vi riproponiamo di seguito. A futura e buona memoria

-Auspico un mondo senza corrotti, corruttori e corruttibili. Dove la politica metta finalmente gli occhi e le orecchie a servizio degli italiani.

-Auspico un mondo dove le frontiere siano luoghi di incontro e non di respingimento, delle terre di mezzo dove le culture degli uomini possano abbracciarsi.

-Auspico un mondo in cui la legge serva a proteggere i deboli e gli oppressi, non a permettere ai potenti di opprimere sempre meglio chi non ha possibilità di difendersi.

-Auspico un mondo dove la cultura e il bello siano finalmente riconosciuticome gli unici valori che possono salvare l’umanità dall’abbruttimento e dall’inconsapevolezza.

-Auspico un mondo dove le religioni non siano più motivo di divisione e di guerra e gli uomini sappiano guardarsi negli occhi e confrontarsi serenamente, a prescindere dalle loro apparenti differenze e anzi facendone tesoro.

-Auspico un mondo dove la comunicazione sia il più possibile diretta e umana, e non che si approfitti della facilità con cui la tecnologia riesce a rendere più veloci le relazioni fra gli esseri umani per vendere con maggior scaltrezza e profitto spudorato.

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